La colla è il materiale che tiene insieme fisicamente un mobile antico. Quando una sedia scricchiola, un'impiallacciatura si solleva o una cornice si apre negli angoli, la prima risposta è quasi sempre una questione di adesivo: quello originale ha ceduto, o è stato sostituito in modo errato in un intervento precedente. La scelta della colla giusta è determinante non solo per la riuscita del restauro, ma per la sua durabilità e reversibilità.

Le colle animali: il riferimento storico

Fino alla metà del Novecento, quasi tutti i mobili di pregio erano assemblati con colle animali — colla di coniglio (o pelle di lepre), colla d'osso, colla di pesce (ittiocolla). Sono colle termoplastiche: si sciolgono con calore e acqua, e si riattivano allo stesso modo. Questa caratteristica le rende reversibili per definizione.

Colla di coniglio (gelatina di pelle)

È la colla da restauro per eccellenza. Si presenta sotto forma di granuli o fogli da sciogliere a bagnomaria. La concentrazione standard per incollaggio di giunzioni legnose è del 15-20% in peso (15-20 g di granuli per 100 ml di acqua). Per consolidanti più fluidi si scende al 5-8%.

Preparazione pratica:

  1. Immergere i granuli in acqua fredda per 1-2 ore (rigonfiamento)
  2. Sciogliere a bagnomaria portando la temperatura a 55-60°C, senza mai superare i 70°C (sopra questa temperatura la colla si degrada)
  3. Applicare calda con pennello o spatola, unire le parti immediatamente e serrare con morse o nastro
  4. Apertura della giunzione: dopo 2-4 ore la colla è presa; la resistenza finale si raggiunge in 24 ore

Per riaprire una giunzione già incollata con colla di coniglio, si applica calore umido (panno bagnato caldo + ferro da stiro a bassa temperatura) o si inietta acqua calda con siringa fine. Questa reversibilità è ciò che la distingue nettamente dai moderni adesivi sintetici.

Colla di pesce (ittiocolla)

L'ittiocolla è più trasparente e fluida della colla di coniglio, il che la rende preferibile per l'incollaggio di impiallacciature sottili, dove un adesivo troppo denso potrebbe creare impronte visibili in superficie. Concentrazione d'uso: 5-10%. È anche usata come consolidante per pigmenti e legature. Meno resistente meccanicamente, ma ideale dove non serve forza strutturale.

PVA e acetato di polivinile

Il PVA (colla vinilica bianca) è l'adesivo più diffuso nelle falegnamerie. Nel restauro va distinto tra PVA standard e PVA reversibile:

  • PVA standard (es. Vinavil ordinario): una volta essiccato forma un film plastico praticamente irremovibile con acqua. Per riaprire una giunzione serve un solvente aggressivo. Da evitare su mobili d'epoca.
  • PVA reversibile (es. PVAC Mowilith 50, Paraloid A-21): formulazioni speciali solubili in solventi selettivi (toluolo, acetone) che permettono la rimozione controllata. Sono usate in restauro quando si vuole un adesivo più fluido della colla animale ma ancora gestibile.

Anche il PVA reversibile ha uno svantaggio: con il tempo tende a "creep" (scorrimento viscoso sotto carico), ovvero la giunzione si deforma lentamente se soggetta a stress prolungato. Per le giunzioni strutturali delle sedie — che lavorano sotto carico ciclico — la colla di coniglio rimane superiore.

Resine epossidiche bicomponente

Le resine epossidiche (Araldite, Epofix, West System) hanno resistenza meccanica elevatissima e una certa tolleranza all'umidità, caratteristica utile in ambienti instabili. Tuttavia:

  • Non sono reversibili. Una volta polimerizzate, rompere la giunzione significa rompere il legno, non l'adesivo.
  • Hanno un modulo elastico molto più alto del legno: in una giunzione sollecitata dinamicamente, le forze si concentrano al bordo dell'incollaggio, causando fratture nel legno adiacente.
  • Il loro uso su beni culturali è in genere limitato a situazioni dove non esiste alternativa strutturalmente valida, e va documentato.

Se si decide di usare un'epossidica su un'anta rotta o su un piede con sezione ridotta, la scelta cade di solito su resine a bassa viscosità (Parlam, Akemi Marble Adhesive) che penetrano nelle fibre prima di polimerizzare, aumentando l'area di incollaggio.

Come scegliere in base alla situazione

Alcune situazioni tipiche e la scelta raccomandata:

  • Giunzione a mortasa e tenone allentata (sedia, tavolo): colla di coniglio al 15-18%, dopo aver pulito le superfici dall'accumulo di colla vecchia con acqua calda e bisturi.
  • Impiallacciatura sollevata con bolle: ittiocolla al 8% iniettata con siringa sotto l'impiallacciatura, tamponata con ferro da stiro a bassa temperatura attraverso carta da forno.
  • Angolo di cornice aperto: colla di coniglio al 20%, morse ad angolo, rimozione degli eccessi con panno umido prima dell'asciugatura.
  • Frattura strutturale di una gamba: se la sezione è sufficiente, colla di coniglio concentrata; se la sezione è ridotta e il pezzo sarà sotto carico, valutare rinforzo con tassello ligneo incollato con epossidica, documentando l'intervento.
  • Reincollaggio di elementi decorativi (tozzetti, rosette, capitelli): ittiocolla o colla di coniglio diluita, a seconda della porosità del pezzo.

Conservazione e durata degli adesivi naturali

La colla di coniglio preparata non si conserva in frigorifero più di 2-3 giorni: si degrada rapidamente per fermentazione. Meglio prepararne poca quantità e usarla subito. I granuli o fogli secchi si conservano a lungo in un contenitore chiuso in luogo asciutto e buio.

L'ittiocolla essiccata (fogli) si conserva anni se tenuta lontano dall'umidità. Una volta preparata in soluzione acquosa, va usata entro la giornata.

Ultima revisione: 3 maggio 2026. Fonti: ICR — Istituto Centrale del Restauro; Horie, C.V. — Materials for Conservation; schede tecniche Paraloid A-21 Rohm and Haas; West System Technical Manual.